Da venerdì 26 giugno é disponibile su tutte le piattaforme digitali “Standby”, il nuovo singolo del cantautore veneziano Fabio Poli.
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Una ballad intensa e cinematografica, scritta e composta dallo stesso artista, che affronta uno dei momenti più delicati dell’esistenza: quel tempo sospeso che segue la fine di un amore, di un’amicizia o il fallimento di un progetto importante.
“Standby” racconta infatti la sensazione di smarrimento che si prova quando tutto sembra essersi fermato. È il momento in cui si accusano i colpi delle proprie sconfitte e non si sa ancora da dove ricominciare. Eppure, nel cuore di quella paralisi emotiva, rimane una piccola luce accesa: la consapevolezza di non essere spenti, ma semplicemente in attesa del momento giusto per ripartire.

«“Standby” nasce da una domanda molto semplice: cosa resta quando perdiamo qualcosa che consideravamo essenziale? È una canzone dedicata a chi si sente fermo, ma non ha ancora rinunciato a ripartire.»
Dal punto di vista musicale, il brano, arrangiato da Paolo Zambon, costruisce un paesaggio sonoro sospeso tra malinconia e tensione. Le atmosfere industriali si intrecciano a batterie elettroniche, chitarre elettriche e a un basso che scandisce costantemente la pulsazione ritmica. A completare il quadro intervengono tastiere estranianti e accordi volutamente dissonanti, che amplificano il senso di isolamento e incertezza evocato dal testo.
«La canzone è nata da un dettaglio apparentemente insignificante. Oggi siamo abituati a pensare che le grandi emozioni debbano necessariamente essere accompagnate da grandi eventi, ma spesso non è così. Nel caso di “Standby” è bastata una pioggia leggera, un pomeriggio qualunque e dieci minuti di attesa seduto su dei gradini perché ero arrivato in cartoleria per fare delle fotocopie, dieci minuti prima aprisse. Quando ha iniziato a piovigginare ho avuto la sensazione che il mondo esterno stesse improvvisamente parlando la mia stessa lingua. Il primo verso è nato in quell’istante. Le canzoni più sincere arrivano così: non quando le cerchi, ma quando qualcosa riesce finalmente a tradurre un’emozione che non eri ancora riuscito a spiegarti.»

«“Standby” è una delle pochissime canzoni che ho composto al pianoforte anziché alla chitarra. Cercavo armonie meno prevedibili e, paradossalmente, l’intuizione decisiva è arrivata da un errore: alla fine del giro armonico ho suonato una nota sbagliata che ha generato una dissonanza inattesa. Quando l’ho sentita, ho capito che era esattamente il colore emotivo che stavo cercando. Quella tensione irrisolta è diventata il cuore dell’atmosfera sospesa e obliqua del brano.»
L’uscita del singolo sarà accompagnata da un videoclip che assume la forma di un vero e proprio cortometraggio. Girato in gran parte in suggestive location abbandonate del territorio veneziano e realizzato con un ampio utilizzo di intelligenza artificiale, è ambientato in un futuro distopico immaginato come l’ultimo giorno di vita sulla Terra. In questo scenario, popolato soltanto da robot e cloni, gli esseri umani tentano una disperata fuga dal pianeta. Una metafora visiva della solitudine interiore e del bisogno di trovare una via d’uscita quando tutto sembra perduto.

«Se dovessi riassumere il significato di “Standby” in una sola frase, direi che è una canzone dedicata a chi si sente fermo ma non si è arreso. Viviamo in una società che ci chiede continuamente di essere efficienti, produttivi e pronti a ripartire immediatamente dopo ogni caduta. In realtà esistono dei momenti in cui l’unica cosa da fare è fermarsi, ascoltare il silenzio e accettare la propria fragilità. “Standby” racconta proprio quella fase. Non parla di rinuncia, ma di attesa. Non parla di sconfitta, ma di ricostruzione. Per me essere in standby significa avere ancora energia, sogni e possibilità, anche quando non riesci ancora a vedere chiaramente la strada davanti a te. Significa sapere che quella piccola luce in fondo al tunnel esiste ancora, anche se per il momento è soltanto un bagliore lontano.»
Il videoclip (sotto embargo fino al 26 giugno) è visibile sul Canale YouTube “Fabio Poli Official” a questo link:https://youtu.be/Ol2bhoxxko0
«La frase “forse siamo soli, altro che liberi” è il cuore della canzone. Viviamo in un’epoca che ci parla continuamente di libertà, ma spesso quella libertà si trasforma in distanza, incomunicabilità e isolamento. Mi interessava raccontare questa contraddizione.»

